Curatela dell'opera

INSIDE A BLINDING WORLD

di Marco Roberto Marelli

Se negli anni ottanta, prima della caduta del muro di Berlino e dello spostamento dell’asse di tensione dai poli Est-Ovest a quelli Nord-Sud, uno dei concetti base, nel mondo dell’arte, era quello di genius loci, di come la propria cultura di origine influenzi un artista, oggi il termine più corretto, per evidenziare la situazione attuale, è glocal. Introdotto in campo sociologico da Zygmunt Bauman, con glocalizzazione si vuole intendere come i fenomeni sociali complessi non vadano analizzati partendo dal contesto generale ma come si debba partire dal patrimonio locale, materiale ed immateriale, delle persone e dai luoghi per generare un tessuto sociale forte che metta al centro la comunicazione degli individui nello spazio e nel tempo, dove le differenze locali ingenerino una ricchezza generale e non un ostacolo alla condivisione. Con l’opera AQUAMANTIO Daniele Basso raggiunge uno dei punti più alti della sua produzione artistica, riuscendo a trasformare il termine appena analizzato in materia viva ed emozionante. Con questa realizzazione, l’artista piemontese, sviluppa una caratteristica propria della sua terra di origine e, attraverso le opportunità concesse dai processi di globalizzazione, la rende simbolo da diffondere nel mondo. Fattore determinante del rapporto con il territorio, l’acqua diviene il soggetto di questo importante progetto pubblico, progetto che porta alla realizzazione di un monumento, dall’aspetto contemporaneo, nel quale le persone possano rafforzare la propria identità collettiva. Le molecole rappresentate nell’opera, realizzate in acciaio lucidato a mano, utilizzano un materiale luccicante e tecnologico per attirare l’attenzione del distratto passante e portarlo così a riflettere su un elemento tanto comune nella vita di tutti i giorni che spesso è considerato scontato e banale. Quello che può essere, a prima vista, considerato come un eccessivo utilizzo delle superfici specchianti, si rivela un astuto strumento necessario a far sollevare, per pochi minuti, le persone dalla propria noiosa routine e regalargli l’emozione di un pensiero profondo. La realizzazione estetica che noi tutti potremo ammirare ogni giorno, attraversando piazza Curiel, non è solamente una scultura affascinante ma anche la metafora di una terra ricca di eccellenze e di una comunità unita che si fonda sulle grandi capacità imprenditoriali e sul duro lavoro. Molti sono i significati che si nascondono dietro a questo progetto, non ultimo il riferimento alla produzione alimentare di altissimo livello, ma tutto ciò non deve far mettere in secondo piano un altro fiore all’occhiello di questa magica terra di Piemonte, l’artista Daniele Basso. Nato nel 1975 a Moncalieri, biellese d'adozione, intraprende un policentrico percorso di studi che lo porta ad approfondire le scienze economiche, fra l’Italia e gli Stati Uniti, per laurearsi poi in Design e Comunicazione a Milano. La formazione di caratura internazionale si riflette, nel giro di pochi anni, nel suo percorso artistico che lo conduce a esporre in prestigiose sedi disseminate nel mondo, da New York fino a Shanghai. Cresciuto in questa nostra epoca dominata da quella che possiamo definire “creatività diffusa”, le realizzazioni di Basso hanno “reagito” alla bulimia di arte facile e per tutti sfruttando due idee all’apparenza contrapposte: il design di alto livello, che diventa concettuale, e il ritorno al monumento pubblico. Fondando nel 2006 GlocalDesign, realtà d’eccellenza che collabora con i migliori marchi del design italiano, l’artista biellese intraprende un percorso che, in maniera sempre più profonda, fa sviluppare in lui la volontà di abbandonare lo studio della “funzionalità pratica”, necessaria nella progettazione di prodotti di quotidiano uso, per ritrovare nelle sue opere una “funzionalità simbolica”. Percorrendo una strada ricca di emozionanti e impegnativi progressi, l’oggetto che prende vita dai suoi progetti si trasforma da strumento per il fare a strumento per il pensare, da manufatto a opera d’arte.

La componente tecnologica, la ricerca certosina sui materiali e l’attenzione professionale alla fase di realizzazione, tipica nella creazione di prodotti commerciali di alta gamma, rimane elemento importante nel lavoro di Basso ma ciò che davvero differenzia le sue opere dal mare degli oggetti ben fatti è la capacità di piegare tutti questi elementi per esprimere un’idea profonda, trasmessa con grande capacità comunicativa. I trucchi del mestiere di designer sono tutti presenti ma, nelle mani dell’artista, diventano potenti strumenti espressivi per un nuovo fine che si trasforma da commerciale a interamente etico. Guardando nella sua interezza la produzione artistica di Daniele, ciò che colpisce e affascina profondamente chi è solito frequentare il mondo dell’arte a noi contemporanea è la predominante propensione pubblica delle sue sculture. Con la fine delle grandi narrazioni siamo, purtroppo, in un’epoca dove il monumento, simbolo di orgoglio e identità cittadina, tende sempre più a banalizzarsi, o peggio, a trasformarsi in non-luogo dove passare un triste sabato pomeriggio. Con opere come AQUAMANTIO si torna a parlare di grandi e importanti vicende locali, che creano la storia vera di un paese da vivere, di un paese dove la piazza torna luogo centrale in cui passare una parte importante della propria vita sociale. La civiltà, come noi la conosciamo, è pur sempre “nata” nell’agorà. Il simbolo duraturo, realizzato dall’artista per la sua città, non riprende o scopiazza le grandi realizzazioni passato ma è anzi aperto alla più stringente modernità. Se, da una parte, il grande blocco di pietra del basamento, ideato al fine di offrire una seduta, è realizzato con lo stesso materiale della pavimentazione della piazza in cui e posto, nel pieno rispetto del luogo di ubicazione, dall’altra, l’acciaio lucidato a specchio, che troneggia su blocchi di marmo bianco di Carrara, rende la scultura strumento intergenerazionale e “porta” che indica un radioso futuro nel quale siamo già immersi. Passando a un’analisi più strettamente fenomenologica, possiamo notare come proprio le superfici riflettenti, proposte dall’artista italiano, siano la componente distintiva che ritroviamo in quasi tutte le sue produzioni estetiche. Tale componente permette alle opere di non diventare elementi autoreferenziali, chiusi in se stessi, ma di aprirsi al mondo consentendo allo spettatore e al paesaggio di entrare in esse. Memore dell’operato di un altro grande artista piemontese, Michelangelo Pistoletto, Daniele sviluppa, in maniera originale, l’utilizzo delle superfici specchianti facendo esplodere le possibilità dell’opera di riflettere ciò che la circonda, trasformandola così in vera è propria installazione ambientale, concettualmente vicina all’operato di uno dei giganti dell’arte contemporanea, Anish Kapoor. Per conoscere in maniera completa la produzione estetica di Basso non si può esimersi dal parlare della profonda visione etica del lavoro che alberga in lui. In una società come la nostra blinding, eccezionale e accecante allo stesso momento, il dover alzarsi per andare in ufficio o in fabbrica, tutti i giorni, è visto, spesso, come un sacrificio e le aziende come anonime scatole di cemento. Da opere come AQUAMANTIO traspare invece un diverso approccio al mondo della produzione, le lastre di acciaio necessitano del lavoro manuale dell’uomo per essere lucidate, la macchina non prende il sopravvento e il merito dell’opera finita si diffonde fra tutte le persone che ne hanno preso parte, dal disegno all’installazione finale. In un’epoca da super finanziarie che si impossessano di fabbriche sorte con amore e fatica, Daniele Basso, con calma saggezza, ci vuole parlare di un ritorno al lavoro e alla vita in una società dal sapore antico, dove la persona che vive nella tua città non è il vicino ma il tuo prossimo e dove “l’andare a lavorare” diviene moto di orgoglio per la possibilità di trasformare delle materie prime in prodotti di altissima qualità. Un piccolo mondo antico? Forse, solo un mondo migliore.